(last update 2012.10.11)

RICOSTRUZIONE DELLA CAPPELLA DEI GIURECONSULTI, DEDICATA A S. GIOVANNI EVANGELISTA E S. MICHELE ARCANGELO

(Rolando Pizzoli)

La Cappella dei Giureconsulti è oggi un’architettura scomparsa, ma che per secoli ha rappresentato il cuore pulsante delle attività del palazzo, assunta a simbolo della committenza dell’ edificio, voluto da Papa Pio IV, che concepì anche, con precise indicazioni, la costruzione di una chiesa-cappella, intitolata a S. Giovanni Evangelista e agli Angeli con l’obbligo della celebrazione della messa quotidiana[1].
Architetto di questo ambiente sacro fu l’architetto dello stesso palazzo dei Giureconsulti, Vincenzo Seregni; la storia costruttiva della cappella fu strettamente connessa alla realizzazione del progetto dell’intero palazzo. Nelle intenzioni originarie del Seregni, la cappella avrebbe dovuto assumere una posizione assiale, con un’entrata diretta dalla piazza dei Mercanti, dall’arco corrispondente alla base della torre di Napo Torriani, successivamente occupata dalla nicchia contenente la statua prima di Re Filippo II, poi di S. Ambrogio.
La torre, avrebbe dunque assolto non solo la funzione di campanile della sottostante chiesa-cappella, ma anche di vestibolo, secondo le intenzioni progettuali iniziali che prevedevano uno “svuotamento” del suo nucleo, assottigliandone lo spessore delle murature; era prevista anche la costruzione di un piccolo catino absidale esterno ai volumi della costruzione e debordante sul sedime stradale della retrostante via delle Farine.[2]
Il progetto venne poi abbandonato, senza un’effettiva motivazione; probabilmente, si riscontrarono diverse difficoltà, legate sia all’impossibilità di procedere strutturalmente al previsto “svuotamento” della torre, sia alla poco opportuna costruzione del catino absidale, che avrebbe ristretto la sezione della già stretta via delle Farine, ma soprattutto,s’impose la volontà di non interrompere la continuità interna degli ambienti del palazzo.
La posizione baricentrale della cappella avrebbe inevitabilmente portato una divisione in due ali distinte dell’edificio, che non si sarebbe risolta se non a prezzo di far assumere a questo ambiente sacro, che necessariamente richiedeva silenzio e raccoglimento, le funzioni di un ambiente di passaggio.
La cappella si confermò comunque il baricentro della costruzione, ma assunse una posizione completamente perpendicolare rispetto a quella inizialmente prevista., con una piccola abside quadrata posta sul lato orientale dell’ambiente che attualmente è antistante alle cabine degli ascensori.
La comunicazioni tra le due ali del palazzo era assicurata dal portico esterno e dal breve corridoio che ancora oggi attraversa la torre. I lavori per la realizzazione della cappella, secondo le cronache di cantiere, potevano dirsi finiti nel 1585. Le decorazioni pittoriche furono eseguite in un arco temporale molto più lungo. Ed in particolare:l’altare da Ambrogio Figini, con la rappresentazione di una Vergine con il Bambino, si affiancò alle nicchie decorate da Giulio Cesare Procaccini; l’apparato decorativo della volta fu eseguito da Antonio Busca.
La funzione di questo ambiente permase fino al 1798, quando le soppressioni napoleoniche abolirono la sua funzione sacra e lo riconvertirono a magazzino delle opere d’arte religiose confiscate al clero, da trasferirsi in Francia.
Gli ultimi lacerti decorativi e materiali dell’antica cappella di Provvisione , (peraltro da quasi un secolo utilizzata come magazzino e con l’antico spazio dell’aula suddiviso da tramezzature, con servizi igienici posti nell’abside) scomparvero con i lavori di ristrutturazione del Palazzo, nel 1911-1913, a firma dell’architetto Savoldi e dell’Ing. Piero Bellini;
il suo spazio venne trasformato in un ambiente a doppia altezza, oggi scalone d’onore del palazzo; la piccola abside scomparve per allargare lo spazio dell’andito delle scale di servizio, e il soffitto venne demolito per ricavare lo spazio a doppia altezza del salone

PERCORSO RICOSTRUTTIVO DELLA CAPPELLA
A partire dalla consultazione delle seguenti fonti è stata formulata un’ipotesi ricostruttiva dell’ambiente della cappella:
  • Le descrizioni fornite dal saggio dell’ing. Bellini, contenute nel saggio di Ettore Verga (1914)
  • Le guide redatte nel XVIII sec dal Lattuada, dal Torre e dal Sormani.
  • I disegni del Seregni conservati alla Raccolta Bianconi, volume 1 presso la Biblioteca Trivulziana
  • la pianta della piazza dei Mercanti dopo il 1815 e tra il 1855, Civica Raccolta Bertarelli
  • gli elaborati redatti da Pietro Gilardoni nel 1824 per la costruzione del secondo piano di Palazzo Giureconsulti (fondo Ornato Fabbriche, Biblioteca trivulziana).
  • Le planimetrie conservate presso il Fondo Ornato fabbriche, alla Biblioteca Trivulziana, di Milano, relativi ai progetti di restauro di Savoldi e Bellini, editi nel 1911 (i medesimi documenti grafici sono stati confrontati con quelli in deposito presso L’archivio Storico della Camera di Commercio e quelli dell’Archivio della Soprintendenza ai beni architettonici
  • L’inventario dei lavori eseguiti per la ristrutturazione del Palazzo dei Giureconsulti, nel 1911, con particolare attenzione ai lavori relativi alla costruzione dello scalone d’onore, conservato presso l’archivio Storico della Camera di Commercio

Dal momento che alla data odierna non sono emerse fonti iconografiche che rappresentino gli interni della cappella in oggetto, non si è potuto procedere ad una ricostruzione “filologica” in senso stretto del termine, ma evocativa e per gradi di attendibilità. La “ricostruzione “della cappella ha preso pertanto avvio dalla lettura delle fonti indirettesopra citate, e da una serie di sopralluoghi in loco.
La disamina delle fonti indirette ha consentito di desumere che l’aula dell’antica cappella dei Giureconsulti coincideva dimensionalmente con l’attuale vano dello scalone d’onore. E che quanto descritto rispecchiava fedelmente quanto effettivamente progettato dal Seregni e conservato presso la Biblioteca Trivulziana.
Un rilievo delle attuali misure dell’ambiente (effettuato solo con metodo longimetrico) ha consentito di acquisire una sufficiente quantità di misure che consentissero a loro volta di porre delle basi per la ricostruzione di un primo modello virtuale dell’intero ambiente, basato essenzialmente sui disegni Seregnani, conservati alla Raccolta Bianconi e sulle proporzioni delle varie parti dell’ambiente architettonico (aula abside, aula-vani di passaggio, aula- nicchie e loro distanze dai vertici, posizione delle lesene).
Una volta elaborato questo primo modello si è proceduto a trovare conferme desumibili dalle fonti grafiche disponibili, ma anche da alcuni lacerti architettonici tuttora visibili negli ambienti adiacenti allo scalone d’onore: ed in particolare:
  • La larghezza dell’arco Absidale è tutt’oggi confrontabile con le tracce architettoniche che sussistono sulla parete frontistante agli ascensori
  • L’altezza della sala è stata desunta dai rilievi del 1911, e confermata dall’altezza dell’arco absidale tuttora visibile.
  • Il vano d’ingresso alla cappella, dalla attuale sala delle colonne è stata ipotizzata, valutando la posizione di un rene dell’arco di scarico ad essa soprastante, distinguibile all’interno della porzione di tessitura muraria tuttora visibile nella sala
  • La posizione e la dimensione delle lesene e delle nicchie vicine alla zona absidale era ancora rilevata nei grafici relativi alle trasformazioni del palazzo, redatti nel 1911, in scala 1:100
  • La presenza di un soffitto piano anziché voltato, come da una prima intenzione progettuale del Seregni, (tav.10 della Raccolta Bianconi) trova conferma dall’inventario delle lavorazioni eseguite nella sala nel 1911, che conferma la demolizione di un soffitto piano in tavelle.
  • Per le porte si è fatto fede alle misure metriche contenute ni grafici del Savoldi, nel 1911.
  • Rimane incerta l’altezza interna delle nicchie, anche se nei grafici del 1911, i vani finestra aperti verso gli inizi del XIX richiamano in modo insolito la posizione e la larghezza delle nicchie stesse, il che fa supporre che l’apertura delle finestre sia avvenuta per semplice sfondamento delle nicchie preesistenti.
  • Gli elementi mancanti, sono stati desunti per specularità in base alle intenzioni progettuali riportate dal Seregni
  • Rimane ancora incerta la conferma dell’effettiva esistenza di una finestra prospiciente a Via Delle Farine e ricavata sulla parete a sinistra dell’altare, fra le due nicchie. Non è possibile ammetterne de facto la sua esistenza nel progetto originale del Seregni, in quanto i disegni della raccolta Bianconi riportano in pianta la sola disposizione degli ingressi, senza le finestrature; le prime mappe complete, sono state redatte nel 1815-1855, almeno venti anni dopo la soppressione della cappella. Si può supporre l’esistenza di un’apertura atta ad illuminare l’ambiente, non solo in ragione di ciò che esso stesso rappresentava, ma anche in considerazione della disposizione delle tramezzature che sono state eseguite posteriormente alla soppressione dell’ambiente sacro che paiono essere state influenzate dalla presenza di un elemento architettonico posto a metà della parete sinistra dell’altare.

[1]ETTORE VERGA, la camera dei Mercanti nei secoli passati, tipografia Umberto Allegretti, Milano 1914, pag 234
[2] Vedi raccolta Bianconi, tav. n° 10